Overblog Tutti i blog Blog migliori Moda, arte e design
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Luogo non luogo per lasciare impressioni, pensieri, emozioni.Per scambiare progetti, opinioni, sogni. Per immaginare quel mondo fantastico che ognuno si porta nel cuore.Talesa è un libro, ma anche un modo come un altro per farmi conoscere non solo come scrittrice, esordiente e ancora non conosciuta, ma anche come persona. Benvenuti a tutti quelli che passeranno di qui!!!

Pubblicità

INTERVISTA SEMI-INVENTATA

manuela romanelli donna in controluce

 

 

INTERVISTA SEMI INVENTATA AD UNA SCRITTRICE ANCORA SEMI SCONOSCIUTA… MA SOTTOLINEO IL SEMI….

 

Come promesso, cercherò di riportare su carta la bella conversazione che abbiamo avuto io e Lisa pochi giorni fa, in attesa che l’articolo che ne abbiamo ricavato possa essere pubblicato sul nostro magazine aziendale. Avevo già detto che, per esigenze di pubblicazione, non potevamo che essere molti concisi, ma allo stesso tempo mi dispiaceva non condividere con i miei amici e (?) fans i pensieri, le emozioni che io e Lisa abbiamo fatto nascere. Sì, nascere è la parola giusta. Lisa è una persona notevole, una ragazza decisa, che però non conosco bene. Quello che è successo all’intervista, è stato un po’ uno scoprirci a vicenda, anche se si parlava di me, principalmente. E Lisa ha avuto un grande merito: quello di farmi sentire a mio agio. Ok, non era un’occasione ufficiale, nessuno altro era con noi, non c’era un registratore che faceva da barriera… Però io sono una persona molto difficile da trattare, nonostante il carattere apparentemente socievole. Sono socievole perché me lo impone il mio lavoro, e la mia socievolezza è più un’abitudine acquisita da anni. In realtà, sono molto spinosa, diffidente e introversa. Quindi, un plauso a Lisa per avermi fatto confidare così apertamente con lei. Vorrei approfittare dell’occasione per dirle che ho apprezzato tantissimo la sua disponibilità, e soprattutto il suo articolo. Fa un ritratto di me molto lusinghiero e, spero, meritato. Sono molto felice di averle donato il mio entusiasmo, la mia gioia di fronte ad un sogno che si è realizzato. E spero, davvero, col mio esempio, di aprire la strada a tante altre persone, ad altri colleghi che amano scrivere e magari hanno un progetto. Non arrendetevi mai! E soprattutto, non pensate mai di aver scritto cose banali o, peggio, non interessanti. Scrivere è un dono che tutti possono avere, e all’occorrenza possono coltivare.

Quello che voglio fare adesso, è simulare l’intervista che non c’è stata, semplicemente perché così è più facile impostare l’intero colloquio.

Quindi, Lisa, non offenderti se a volte ti faccio fare delle domande che in realtà non mi hai rivolto. Il mio è soltanto un tentativo come un altro di ricreare quella bella conversazione che ha fatto molto bene ad entrambe. A te, perché condividere un’emozione fa sempre bene all’anima, a me perché devo riconoscere che è stupendo confidarsi con qualcuno che, pur non essendoti amico, riesce a capirti, a comprendere la mia gioia e si interessa, semplicemente, a quello che dico.

Perciò… via alle domande e alle risposte!!

 

Perché hai scelto il fantasy come genere letterario?

E’ stata la scelta più ovvia. È lo stile a me più congeniale, da quando avevo quindici anni leggo abitualmente Il signore degli anelli di Tolkien, e ho all’attivo una bella collezione di saghe fantasy a casa. come prima esperienza letteraria, ho preferito così, anche in omaggio a quegli autori, inavvicinabili, che mi hanno accompagnato da sempre. Ovviamente non leggo solo fantasy, sono divoratrice di libri di ogni genere, e nei racconti amo provare stili e generi diversi, dal gotico horror al thriller alla narrativa.

 

Come è nata l’idea del libro?

È difficile descrivere l’idea di un libro. Non so dirti esattamente come è venuta, e non ricordo neanche come è nato il nome di Talesa. Sembra impossibile ma è così! Diciamo che a voler essere precisi l’idea generale del libro l’avevo in testa dal 2003, e in quello stesso anno ho buttato giù di getto una cinquantina di pagine. Poi, per varie vicissitudini, ho potuto riprendere la storia soltanto nel dicembre 2008. Ricordo benissimo la data, erano i primi di dicembre, quando fui costretta a casa per la rottura di un dito del piede. Stare 24 su 24 ferma , soprattutto i primi venti giorni, ti stimola la creatività! Ho ripreso in mano gli schemi, le idee che avevo prudentemente già messo su carta da anni, e la storia mi è rifiorita fra le mani. A giugno 2009 la prima stesura era terminata. Non ci ho messo poi molto. Ma ho passato un periodo di fibrillazione completa! Talesa si imponeva sempre, persino quando dormivo. Sognavo le scene e la mattina, mentre facevo colazione, buttavo giù le nuove scene come se niente fosse, la mia mano andava quasi da sola sulla carta, e la mente la seguiva. È stato bellissimo! Non avevo scadenze, quindi non avevo fretta, ma la fretta mi veniva addosso perché avevo una voglia matta di arrivare alla fine! Provavo un sacco di emozioni tutte insieme, la frustrazione quando avevo la sindrome della pagina bianca, l’ansia di non sapere come scrivere un cero evento, la tensione per conciliare questa mia nuova attività con la vita di tutti i giorni, specie quando sono rientrata al lavoro. E allora, era molto frequente trovarmi in sala ristoro con il mio Moleskine e la mia penna, isolata da tutto, senza scambiare parola con nessuno tanto ero presa da quanto scrivevo. Talesa era tutto, in quel periodo. Auguro a tutti di poter vivere un’esperienza del genere! E senza le difficoltà che ho avuto io. Prima fra tutte, quella di non essere in grado di scrivere di getto sul computer… Ho perso ore a ricopiare le bozze cartacee, e se avessi evitato questo passaggio magari avrei ammattito meno anche quando si è trattato di fare un primo editing più o meno corretto. Ripenso poi alle innumerevoli volte in cui non riuscivo a leggere la mia scrittura! Sono mancina, perciò già di normale la mia scrittura è pessima, figuriamoci quando scrivo a 100 all’ora perché la mano doveva riuscire a stare dietro al corso dei miei pensieri! Perciò mi sono aiutata moltissimo con gli schemi.

 

Come è stato il tuo metodo di lavoro?

Schematizzare, appunto, ogni nuova idea. Appuntare la lista dei personaggi via via che aumentavano. Pianificare in anticipo lo svolgersi del tempo per non cadere in contraddizione. Documentarsi il più possibile su cose che non conoscevo benissimo. Ad esempio, ho passato molto tempo su wikipedia mentre scrivevo i capitoli sulla preparazione alla guerra della città e dell’esercito di Alba. c’è una regola ferrea nella scrittura: non parlare delle cose che non conosci, e di quelle che conosci poco documentati il più possibile! E così ho fatto. Anche questa è stata una parte molto divertente. Poi, bisogna comunque farsi una scaletta del lavoro da eseguire: la prima cosa che dovevo fare la mattina era mettermi a scrivere. Mi preparavo il tè per la colazione e già avevo la penna in mano, e non mi ero ancora lavata il viso! Questo perché hai la mente molto fresca appena ti svegli e devi sfruttare il livello di concentrazione e attenzione che durante le ore diminuiscono naturalmente. Inoltre, mi davo comunque delle scadenze: entro giovedì devo finire questo capitolo, domani devo buttar giù lo schema di questa scena… altrimenti hai l’impressione di andare a casaccio. Invece, non devi mai perdere il filo: non devi mai lasciar passare un giorno senza scrivere, anche mezza pagina, ma devi sempre avere lo svolgersi degli eventi bene in mente, come in una realtà parallela. Devi evitare la cosa peggiore che può succedere: cadere in contraddizione! Spero di non averlo fatto. Questa è stata la parte del lavoro più dura.

 

Descrivi il concetto di creatività.

Ognuno incanala la propria creatività in un’attività ben precisa: la pittura, il disegno, la scultura. Io ho scelto la scrittura perché è a me più congeniale. Ho sempre scritto nella mia vita: racconti, una storia lunga ( avevo si e no dieci anni), diari segreti. Tutto andava bene per scrivere. Ho molta più capacità a scrivere che a parlare, molte volte. La scrittura mi serve per esprimere quello che non sono capace di dire. La creatività è il mezzo che ho scelto per esprimere la parte più nascosta di me stessa.

 

Cosa vuol dire per te scrivere una storia?

Vuol dire scrivere quello che amerei di più leggere. Divento lettrice di me stessa, mi auto giudico. Non penso al giudizio degli altri, se è positivo bene, se è negativo bene lo stesso, l’importante è che sia costruttivo. Ma non ho mai pensato al giudizio, neanche durante la stesura di Talesa. Non per niente ho fatto leggere il mio romanzo soltanto alla fine, quando sarebbe stato pazzesco e impossibile cambiare le cose che potevano non piacere agli altri. Semplicemente, me ne sono fregata, stando alla sorte, o fidandomi del mio coraggio, e ho sempre approvato le idee che avrei voluto leggere, per mio esclusivo piacere, in un libro fantasy. Scrivere nel modo più ideale è scrivere per se stessi, non per gli altri. Non avrei ispirazione, altrimenti.

 

Quanto c’è di autobiografico in Talesa?

Beh, è complicato… Non c’è personaggio che mi somigli. Talesa è opposta a me, sia fisicamente sia psicologicamente! Però qualcosa di mio c’è. Nelle emozioni, nel modo in cui i personaggi interagiscono fra di loro, nella descrizione di certe esperienze sicuramente c’è qualcosa che mi appartiene. Magari anche inconsciamente. Sono molto affezionata ai miei personaggi, specie ai due draghi, a Ferano, a Talesa naturalmente. Non sono in grado di individuare aspetti precisi che contraddistinguono anche me, ma ritengo impossibile nascondere del tutto la propria personalità quando si scrive. Io penso soltanto che sono stata sincera in ogni parola che h scritto, e penso di aver sorpreso molte persone che magari mi conoscevano poco in precedenza. Talesa, nel suo insieme, è una mia creatura, tutto il libro è un frutto del mio pensiero, vi ho riversato tutti i lati del mio carattere più nascosti. Perciò il mio libro deve ricordare la mia personalità nella maniera più vera.

 

Come sei arrivata alla pubblicazione?

Con molta fatica, in effetti. Non voglio ripercorrere qui in dettaglio le mie peregrinazioni. Faccio riferimento, autocitandomi, al mio blog e all’articolo ‘Lezione semiseria…’. Basta dire che c’è voluto un anno e mezzo di attesa, finchè non mi ha selezionata la Sogno Edizioni di Genova. Il libro è stato pubblicato il 1 febbraio 2011.

 

Quali sono gli strumenti e i mezzi per mettersi in contatto con te?

Innanzitutto il mio blog, poi il mio profilo su fb.

 

Dove è possibile trovare Talesa?

Sul sito della Sogno Edizioni, e, in zona, alla libreria Gattonero di Montemurlo.

 

Quali sono le tue sensazioni adesso, a pubblicazione avvenuta?

È sempre come vivere un sogno. Aspetto con ansia i primi commenti. Alcuni li ho già avuti, e sono stati molto positivi. Questo mi carica molto! Sto vivendo sull’onda dell’entusiasmo da diversi giorni, ormai! E comunque, per me è una vittoria, vada come vada. Ho realizzato un mio sogno che non avrei ritenuto possibile due anni fa, e sono orgogliosa di me stessa.

 

Continuerai a scrivere?

Ho molti progetti in testa: un altro fantasy, un thriller surreale… ma pochissimo tempo da dedicare! Allora, per mantenermi in esercizio, scrivo racconti, o curo il mio blog con nuovi articoli. Tutto per non perdere… la mano.

 

Cosa consiglieresti ad uno scrittore emergente come te?

Quello che ho già detto, qui e altrove: non arrendersi mai, non sottovalutare le proprie capacità, e scrivere per il piacere di scrivere. Ci sono molte piccole case editrici che stanno emergendo e possono aiutare tanti giovani di talento. Ma la spinta iniziale deve partire sempre da noi: bisogna avere fiducia in se stessi e mare quello che si fa.

 

Questo è quanto ricordo di avere detto. Spero di aver reso in parte il clima che già Lisa ha descritto nel suo piacevolissimo articolo.

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post