Luogo non luogo per lasciare impressioni, pensieri, emozioni.Per scambiare progetti, opinioni, sogni. Per immaginare quel mondo fantastico che ognuno si porta nel cuore.Talesa è un libro, ma anche un modo come un altro per farmi conoscere non solo come scrittrice, esordiente e ancora non conosciuta, ma anche come persona. Benvenuti a tutti quelli che passeranno di qui!!!
IL SAPORE DEL MALE
Il sapore del male è immensamente appagante. Ha un retrogusto metallico molto simile al sangue. Si insinua nella gola come ruggine, non puoi evitarlo. Ricordi ancora la prima volta in cui l’hai assaggiato. Quanto tempo fa? Secoli, secoli di non vita, secoli di non morte, secoli di noia e disperazione. Ma tu vivi solo di questo, no? Della disperazione altrui…
Passando di vittima in vittima, ti nutri di esseri senza nome senza la minima remora, senza coscienza. D’altronde, quella l’hai persa da tempo. Impunito, inconoscibile, nascosto.
Poi, un giorno, ti guardi allo specchio. Tu e la tua vittima. Siete bellissimi. Inavvicinabili. La ragazza esangue di desiderio poggia il suo corpo inerme sul tuo petto, e sospira di beatitudine. Quella beatitudine che porta la morte, e quando lei lo saprà sarà troppo tardi.
Un guizzo, e il tuo sguardo si sposta. Non riconosci i tuoi occhi allo specchio. Hanno una lucentezza inedita, come dopo un orgasmo. Lo sguardo si sposta ancora senza che tu lo voglia. Si sposta sulla bocca, le labbra vermiglie di sangue fresco. E ti rendi conto che tu stesso dai al male quel particolare sapore. Il dito palpitante sfiora il labbro stillante sangue, un’estasi sconosciuta ti prende lo stomaco, la lingua anela ancora, di più. Assalti senza requie la gola squarciata della donna davanti a te, mentre le sue unghie ti solcano di graffi la schiena, in un ultimo impeto di angoscia prima dell’ultimo respiro. Urli di piacere e disperazione insieme.
Quando sopraggiunge la morte, non vacilli, non tremi. Ci sei abituato. Un peso morto fra le braccia.
Ecco cosa rimane, del tuo decadente piacere. Sempre lo stesso, in fondo.
Quindi, non vacilli mai. Non ti penti della tua opera. Attraverso la morte vivi la tua non vita. Vita e morte hanno la stessa importanza.
O forse, nessuna.
Sei al di là di entrambe. Solo piacere e dolore contano.
E spingere sempre più il limite verso il dolore, aumenta il piacere.
Se poi il piacere passa dalla morte di qualcun altro, meglio per te. Dopo tutto, non ti sei scelto tu questa vita. Sei stato strappato alla vita da tempi immemorabili, e ormai non provi più alcun rimpianto.
Cos’è questa nuova cosa che striscia nelle tue vene vuote? Rassegnazione?
Ti piacciono i tuoi nuovi occhi. Due pozzi scuri, che non nascondono più un’anima. Non più un nome da difendere, non più scudi dietro cui nascondersi.
Solo ancora piacere. Il piacere del sangue.
Sospiri. Piano. Come a liberarti di qualcosa. Ma è solo un attimo. Le labbra si atteggiano ad un sorriso folle, mentre le braccia lasciano andare via, quasi con sprezzo, la donna fra le tue braccia. Non ti serve più. A cosa ti è servita?
Un dubbio. È stato abbastanza?
Sfacciate gocce di sangue impreziosiscono il quadro. Sangue sulle mani, sul volto, sullo specchio indifferente davanti a te.
D’un tratto, un tremito. Vero. Nostalgico. Da quanto non aveva tremati se non per il piacere inaudito del dolore? Da quanto non tremavi… per un dubbio?
Un sospetto lieve emerge. Quegli occhi… sono velati. Deboli. Dove è andato a finire quel fuoco?
Lo sguardo lascia la bocca, dove il sorriso folle muore. Un fiore di sangue appare sulla tua gola, e la tua mano lo sfiora. Un velo di terrore: ecco di cosa sono coperti i tuoi occhi.
Quando ti rendi conto della verità, è troppo tardi. Quando ti rendi conto che il tuo corpo non ubbidisce più, è ancora più tardi. Ma la mente… è esaltata.
Il sangue continua a zampillare, e tu lo raccogli, impazzito. Non è quello della tua vittima. Quello… è finito.
Urli di angoscia.
Talmente desideroso di assaggiare il male, da ritenere degno soltanto te stesso per il sacrificio estremo.
Un ultimo sforzo, la consapevolezza emerge dai tuoi pensieri confusi.
Sei vecchio. Hai ormai provato tutto. Perché no?
Un ultimo sforzo, e il pugno frantuma lo specchio. La vita sta sfuggendo, e tu, nonostante tutto, non vuoi vedere la morte. Non ora. Non nel momento della verità.
Chiudi gli occhi, assapori il gusto metallico del male per l’ultima volta, e pensi che, dopo tutto, ne è valsa la pena.
Un tremito, di nuovo, inarrestabile.
Il sorriso folle diventa ghigno, lo specchio scompare, e arriva il buio.
Una risata echeggia rombando e accarezza la pelle della vittima abbandonata. Non saprà mai, la giovane donna, di cosa sarebbe potuta essere testimone.
Non hai paura, il sapore del male estremo ti solletica il palato.
Assaggiare se stessi, essere vittima e aggressore nello stesso istante. Un’estasi mai vissuta, talmente appagante da condurre alla morte definitiva.
E pensi che, se non hai rimpianti per la tua antica vita, non hai rimpianti neanche per la tua morte.
È il modo più giusto per farla finita.
Peccato per tutto il sangue sprecato sul pavimento. Non riesci a raccoglierlo tutto, mentre il tuo corpo si svuota del liquido freddo e appiccicoso.
Lo sguardo si fa sempre più velato.
Un ultimo respiro.
Vedi rosso, il rosso del sangue.
Poi, più nulla.