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Luogo non luogo per lasciare impressioni, pensieri, emozioni.Per scambiare progetti, opinioni, sogni. Per immaginare quel mondo fantastico che ognuno si porta nel cuore.Talesa è un libro, ma anche un modo come un altro per farmi conoscere non solo come scrittrice, esordiente e ancora non conosciuta, ma anche come persona. Benvenuti a tutti quelli che passeranno di qui!!!

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OCCHI DI BAMBINA

manuela romanelli sara con bambola

 

Questa sono io, ad un’età indefinibile. Questi sono i miei occhi. Sembra impossibile, ma in essi colgo una parte di me stessa così attuale da farmi fremere di emozione. Mi ci riconosco. A volte mi sento più estranea a me stessa, davanti ad uno specchio. O quando, improvvisamente, ti specchi in una vetrina e semplicemente non vedi che sei tu. Credo che a chiunque sia accaduta una cosa del genere. Davanti a questa immagine, ho invece un capovolgimento. Con enorme convinzione mi dico: si, sono io. Lo so. Ed è una sensazione stranissima. Una porzione di passato che ti aggredisce ma ti addolcisce allo stesso tempo.

Occhi di bambina.

Sembrano due occhi impauriti. Intensi. A cosa stavo pensando? Qual era la paura da cui mi difendevo frapponendole una bambola come scudo?

Vorrei tanto poter tornare bambina, a volte. Per la spensieratezza che avevo e che adesso ho perduto.

 

L’immagine è un quadro realizzato da mia madre, ripreso a sua volta da una foto scattata da mio padre.

E’ così che i miei genitori mi vedevano?

Io, come mi vedo, adesso? Vorrei tanto condividere per un solo istante della mia vita le sensazioni che avevano i miei genitori quando mi guardavano da bambina.

Tenerezza, amore, rispetto, protezione.

Avevano lo stesso sguardo che avrò io nei confronti di mio figlio.

Però questo è il mio sguardo, il filo invisibile che mi lega all’immagine. E penso a mia madre, che mi vedeva proprio così, il pennello intriso di pittura sospeso nell’aria, mentre la commozione le stringe il cuore. E penso anche a mio padre, che è riuscito ad immortalare un’emozione soltanto con lo scatto di una macchina fotografica ormai d’epoca.

Cosa c’era, allora, nella mia testa?

Nonostante quel pensiero fuggevole non ci sia più, nonostante non si possa fermare il viaggio inesorabile del tempo, nonostante quella bambina non ci sia più, tutto questo mi sembra un miracolo.

Una parte di me è stata immortalata. E so che rimarrà eterna.

 

Vorrei essere ricordata così, un giorno.

Spaurita, come lo sono adesso, a volte. Perché non si finisce mai di aver paura.

Protetta da una bambola, come in una favola personale. Perché non ho mai smesso di credere alle favole.

Con quegli occhi così uguali a me. Inconfondibili.

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